Intervista a Jurij Ferri di Birra Almond '22 -

Posted by | gennaio 09, 2014 | Articoli, Blog, Homebrewing | 2 Comments

Che la birra ve la mandi buona gente!

E’ sera, le giornate sono ancora corte, e sono qui per una bella sorpresa che spero accoglierete con gran piacere. Ho avuto modo di intervistare Jurij Ferri, Mastro Birraio e titolare di Birra Almond ’22. Forse, avrete sentito parlare di questo birrificio, o magari no (e ve ne pentirete presto). Birra Almond ’22 è un birrificio artigianale italiano, che vi piaccia o meno. A noi piace, a tanti piace, e così deve essere data la qualità delle birre che producono. Non voglio allungarmi molto su chi siano e che birre hanno, magari lo farò in una retrospettiva futura.Mi piace far parlare le persone e gli “addetti ai lavori”; o meglio, in alcuni casi mi piace pensare a loro come a dei moderni Alchimisti!

Birronauta: Buongiorno! E’ un gran piacere per il Birronauta avere ospite nelle sue pagine Birra Almond ’22.
Raccontando Almond ’22. Come nasce sta emozionante avventura?
Jurij Ferri: Da un libro che si chiama la “Birra fatta in casa”. Era il 1999. È stato un approccio talmente naturale, come se avessi già un DNA predisposto per la birra.
B: Italia vs. resto del mon..Italia della Birra! Almond ’22 ne esce a testa alta, presentando un suo stile deciso, senza fronzoli e a volte minimale per poter arrivare direttamente al palato del consumatore senza fare troppo i raffinati. L’impressione di bere finalmente “birra” anziché parlare di sola birra è una delle caratteristiche che si denotano subito avendo a che fare con Almond ’22.Cosa ne pensate di seguire qui trend imperanti nel sistema di vendita e così per dire “ruffiano” italiano?
J.F.:Personalmente non faccio il birraio ma sono un birraio per scelta di vita. Credo che questo possa chiarire la posizione che ho rispetto ai trend… Lascio che siano gli altri a fare i birrai alla moda.

B: Brassare in Italia è diventata anche una moda, che da una parte ha portato popolarità in termini di vendita di Birra Artigianale (con conseguente aumento esponenziale deimicrobirrifici), ma dall’altra ha anche abbastanza standardizzato il prodotto, con conseguente uniformità tra molti marchi. Cosa ne pensate alla Almond?

J.F.: Credo che alla lunga saranno i bevitori e quindi il mercato a selezionare ciò che si berrà nei prossimi anni. La personalità del birraio appassionato e competente è nella birra che produce e un palato lo hanno tutti ……oppure no?!?
B: Quanto è importante per voi fondere la cultura del territorio d’origine con il proprio background di esperienze? Credete che possa essere una sorta di viaggio totemico alla ricerca della birra perfetta?

J.F.: Non saprei, quello che penso è che non esistano birre perfette ma intenzioni perfette.

B: Ho notato una particolare cura nella scelta delle birre da voi proposte e a volte, abbastanza fuori dagli schemi classici. Ad esempio mi è rimasto davvero difficile entrare in un beer shop e non notare molti marchi italiani seguire la scia del “troppo luppolato e profumato”. Una piccola curiosità: come scegliete che stile adottare per le nuove birre?

J.F.: Abbiamo sin dai primi tempi dato uno stile tutto nostro alle birre Almond. Non seguiamo uno stile in particolare. Piuttosto l’idea di una nuova birra nasce dalla voglia creativa e da nuove e illimitate combinazioni delle materie prime disponibili.

B: La professione del Mastro Birraio è qualcosa di intimo, emozionale, inventare, creare e presentare poi al grande pubblico. Siete un po’ gli alchimisti contemporanei…

J.F.: La vera arte brassicola è per l’appunto una forma d’arte, espressione dell’animo e del momento di vita in cui una nuova birra nasce. Io ad esempio sono un birraio irrequieto.

B: Parlando di festival in giro per l’Italia si nota un incremento assurdo se si pensa che fino a qualche anno fa si faticava a trovare un numero che entrasse in dieci dita. Quanto pensate siano importanti per il vostro mestiere? Inoltre, ai nostri lettori ne consigliate qualcuno in particolare?

J.F.: È una giungla, tutti si sono tuffati in questa ” piscina ” infinita della birra artigianale. Noi stessi preferiamo non andare troppo per fiere, non sai spesso cosa ti aspetta e c’è sicuramente molta approssimazione in molte fiere che sbucano dal nulla.
B: Sto seguendo da qualche tempo (e con molta attesa e curiosità) la vostra nuova produzione brassicola: “Braveheart”. Già dal nome epico si percepisce anche una “libertà” assoluta di fare birra. Raccontateci un po’ questa nuova nata in casa Almond.

J.F.: Dopo anni di alta abbiamo sentito di avere quel tanto di esperienza e maturità per iniziare il cammino anche della bassa fermentazione. Il nome è chiaramente legato a un personaggio storico che amiamo ma prettamente al coraggio di fare delle scelte di mercato libere e consapevoli. Sarebbe stato più facile e sicuro brassare una nuova Ipa.
B: La bellezza di conoscere una birra è conoscere anche i luoghi in cui viene fatta, poter parlare con il mastro birraio, assaggiarla sul luogo appena spillata… è possibile visitare il vostro birrificio? Fate visite organizzate?

J.F.: Si tutti i sabato pomeriggio dalle 16:30-19:30

B: Ora mi tocca scrivere di un argomento molto discusso negli ultimi due mesi… L’aumento delle accise sulla birra…

J.F.: Si pesca dove c’è possibilità di mattanza e noi siamo i tonni grassi e abbondanti attualmente disponibili. Lo stato mette le mani dove c’è da poter rubare.

B: Per ora è tutto e ringrazio moltissimo Juri Ferri e Birra Almond ’22 per l’enorme disponibilità e pazienza nel fare quest’intervista. Ammetto, che nell’ideazione di questo piccolo percorso ho degustato un’ottima Torbata, il che non guasta mai. Nel mio piccolo essere chef e biersommelier e soprattutto viaggiatore al centro della birra non vedo l’ora di potervi incontrare a Rhex per fare quattro chiacchiere e magari assaggiare la nuovaBraveheart.

 

Sito ufficiale Almond ’22

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Logo della nuova Birra Almond ’22: Breveheart

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